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Briciole di Liturgia  -  Monografie  -  Spiritualitą

Briciole di Liturgia
a cura di Giuseppe Guastella

info@fratejacopaverona.it



l'orazione sulle offerte

il canto di comunione

l'antifona di comunione

mentre parla il sacerdote

  • L'orazione sulle offerte conclude la preparazione dei doni; viene pronunciata dal presidente a nome dell'intera assemblea e la si accoglie tutti in silenzio e in piedi, acclamando infine con un convinto "Amen!" in segno di ratifica. Per capire quando inizia, ricordiamo che la formula precedente termina sempre con le parole: "la tua santa Chiesa"; a questo punto tutta l'assemblea si alza per dare il giusto risalto al dono che sta per fare: assieme al sacerdote presidente tutti noi, sacerdoti in cammino verso l'altare di Cristo, offriamo la nostra stessa vita; come dunque possiamo rimanere seduti? Continuiamo invece in piedi innalzando anche i nostri cuori nella Preghiera Eucaristica, cioè la preghiera dell'azione di grazie e di santificazione, il culmine della celebrazione.

  • "Mentre il sacerdote e i fedeli si comunicano, si esegue il canto di comunione; esso ha lo scopo di esprimere mediante l'accordo delle voci l'unione spirituale di coloro che si comunicano, dimostrare la gioia del cuore e rendere più fraterna la processione. Il canto comincia mentre il sacerdote si comunica e si protrae per un certo tempo, durante la comunione dei fedeli" (Principi e Norme del Messale Romano, 56, i).
    Come avrete notato, per ben due volte le norme ci dicono quando iniziare il canto, che dovrebbe essere eseguito in tempo di marcia per meglio significare/vivere la processione al corpo di Cristo.
    Invece troppo spesso, interrompendo il ritmo liturgico, si rimane in attesa che il celebrante mangi, beva, si pulisca denti e bocca, e infine intoni lui stesso il canto! Che tristezza. La cosa diventa ridicola in presenza dei vari accoliti (guida, coro, ministri dell'eucarestia), e ancor più quando tutti costoro attendono di ricevere per primi la particola, bloccando di fatto il rito. Quale "unione spirituale" esprimiamo in questo modo? Perché il sacerdote deve comunicarsi da solo come un cane? Cosa significa questa attesa? Nulla, semplicemente non deve esserci una pausa.
    Quanto è più bello e dignitoso, invece, iniziare il canto subito e i cantori si comunichino alla fine del canto stesso.

  • Diversamente accade quando non si canta e il sacerdote recita l'Antifona di comunione: lo fa dopo essersi comunicato, prima di distribuire la comunione ai fedeli. Allora il silenzio prima, durante e dopo la comunione diviene un tutt'uno.

  • Con questa "briciola" vorrei farvi meditare su un particolare che attraversa tutta la s. Messa e che perciò rischiamo di sottostimare: tutta la liturgia eucaristica è un canto ascensionale di ringraziamento e memoriale di nostro Signore Gesù Cristo, il risorto, in cui intervengono un solista (il sacerdote) e un coro (l'assemblea dei fedeli, dei santi e degli angeli) in un continuo intreccio di botta e risposta (responsoriale). Ora, come in un coro ciascuno canta solo la propria parte e tace quando deve, così noi a messa non dobbiamo intervenire mentre parla il sacerdote presidente. È un principio basilare (Principi e Norme del Messale Romano, 12). Purtroppo, spesso apprendiamo a rispondere per imitazione, da piccoli, e crescendo impariamo a memoria anche le parti presidenziali, finendo poi per bisbigliare e biascicare per tutta la messa, generando un inopportuno e fastidioso effetto disturbo. Quando il sacerdote celebra in "persona Chrysti" parla, esorta, intercede, cantilla, prega, ecc., da solo e tutti devono ascoltare con attenzione e in silenzio, pronti alla risposta; viceversa, quando prega come fedele, si unisce all'intera assemblea: canti, gloria, alleluia, credo, Santo e Padre nostro.

  • Giuseppe

offerte

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