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Briciole di Liturgia  -  Monografie  -  Spiritualitą

Briciole di Liturgia
a cura di Giuseppe Guastella

info@fratejacopaverona.it



l'ostensione

l'ostensorio

le processioni eucaristiche

la consacrazione

la benedizione conclusiva

  • L'ostensione è il momento solenne in cui l'ostia trasformata nel corpo di Cristo (transustanziata) viene sollevata e presentata alla vista, mostrata, esibita al popolo di Dio attirando tutti gli sguardi a sé. Se siamo raccolti a capo chino in ascolto del memoriale, a ciascuna delle due elevazioni (del pane e del calice) dobbiamo sollevare lo sguardo per vedere, riconoscere e ringraziare il nostro Signore Gesù Cristo Risorto che discende dal seno del Padre sull'altare nelle mani del sacerdote e si offre per noi, in umile sembiante di pane. Spesso questo momento è sottolineato dal suono di campanelli dissonanti per attirare la nostra attenzione e guardare e contemplare la santa ostia, cioè la santa esibizione, l'apparizione, l'epifania della Divina Misericordia. Infatti, quando cantiamo: "Ostende nobis Domine misericordiam tuam", cosa chiediamo se non di rivedere il Cristo, misericordia del Padre fatta carne per la nostra salvezza? Lo stesso atteggiamento vale per la "contemplazione" o preghiera davanti al Santissimo custodito nell'ostensorio. Diversamente avviene durante la "meditazione" davanti al tabernacolo: qui si adotta generalmente una posizione comoda e il più raccolta possibile, pio esercizio dello sguardo interiore.
    Concludendo, l'ostensione è la sintesi della storia della salvezza, il gesto che unisce l'Epifania (quando gli uomini alzarono lo sguardo a una stella) alla Crocefissione (quando gli uomini alzarono lo sguardo all'Uomo sulla croce) al compimento della Pasqua, l'Ascensione (quando gli uomini alzarono lo sguardo al cielo, rapiti), gesto a cui noi, fissando con lo sguardo alzato, possiamo solo professare il kerigma: "Cristo è il Signore; si offre per noi".

  • Talvolta, nelle grandi assemblee succede di partecipare a processioni eucaristiche particolarmente disorganizzate. Non mi dite che non vi siete sentiti a disagio almeno una volta, quando non riuscivate a raggiungere la Santa Ostia! Una folla quasi impenetrabile respingeva ogni tentativo di ingresso ma, poco prima di rinunciare, si apriva un varco a risucchio che costringeva ad avanzare, seguendo un itinerario forzato da "banchéti de santa Lùssia". Ovviamente spetta al presidente l'assemblea dare indicazioni per agevolare l'accesso al divino sacramento, ma anche noi possiamo aiutare restando seduti fino a quando la processione diviene regolare: pensiamo come potremmo soccorrere chi nel mezzo si sentisse male...
    Cerchiamo quindi di dare sempre dignità alla regina delle processioni, formando una fila ordinata, orante, timorata e soprattutto partecipata.

  • Due sono i momenti di grazia piena, da vivere nel silenzio del raccoglimento: la consacrazione e la benedizione finale; come due SMS mandati direttamente da Dio a ciascuno di noi, sono talmente importanti da imporci di tacere e interrompere qualsiasi attività. La consacrazione di pane e vino, propriamente detta "transustanziazione", mediante la discesa dello Spirito opera una inabitazione, una presenza reale del Cristo vivo nella umile forma di pane e di vino, per me, qui, ora. Egli ci dice: "Eccomi! Sono qui per amor tuo."

  • La benedizione conclusiva è l'invio vero e proprio, il mandato nel nome del Signore uno e trino, di noi popolo di sacerdoti, commensali del Signore e amici, figli, eredi perché nutriti di Lui. Egli ci dice: "Andate ed annunciate il Vangelo!". Ecco, da ora inizia la nostra missione, ora non possiamo e non dobbiamo più tacere: andiamo e diciamolo a tutti "Cristo è il Signore!".

  • Giuseppe

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ostensorio

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presidente

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