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Briciole di Liturgia  -  Monografie  -  Spiritualità

Briciole di Liturgia
a cura di Giuseppe Guastella

info@fratejacopaverona.it



il lettore

la proclamazione della Parola

il microfono

la postura

esercitarsi insieme

    La Proclamazione della Parola

    Quando nella Chiesa si legge la sacra Scrittura, Dio stesso parla al suo popolo e gli manifesta il mistero della redenzione e della salvezza e offre un nutrimento spirituale; Cristo stesso, che è presente nella sua parola, tra i fedeli, annunzia l'Evangelo.
    Per questo, le letture della Parola di Dio, che costituiscono un elemento importantissimo della Liturgia, devono essere ascoltate da tutti con venerazione. E benchè la Parola di Dio nelle letture della sacra Scrittura sia rivolta a tutti gli uomini di ogni epoca e sia da essi intelligibile, tuttavia la sua efficacia viene accresciuta da un'esposizione viva e attuale, cioè dall'omelia, che è considerata parte dell'azione liturgica. (Cfr. SC 7, 33, 52).

    Con le letture si offre ai fedeli la mensa della Parola di Dio e si aprono loro i tesori della Bibbia.

    Il Lettore è istituito per proclamare le letture della sacra Scrittura, eccetto l'Evangelo; può anche proporre le intenzioni della preghiera universale e, in mancanza del salmista, recitare il salmo interlezionale.

    Il Lettore istituito, nella celebrazione eucaristica ha un suo ufficio proprio, che deve esercitare lui stesso, anche se sono presenti ministri di ordine superiore.
    Perchè i fedeli maturino nel loro cuore un soave e vivo amore della sacra Scrittura, ascoltando le letture divine, è necessario che i lettori incaricati di tale ufficio, anche se non ne hanno ricevuto l'istituzione, siano veramente idonei e preparati con impegno, poichè bisogna che la parola parli anzitutto a loro. L'importante è Colui che parla non chi legge.

    Il Signore dona la sua Parola, prima di offrire il suo Corpo. Egli ha bisogno di noi per distribuire l'una e l'altro, per spezzare il pane della sua Parola e distribuirlo, come sarà spezzato e distribuito il pane consacrato e diventato il suo Corpo.
    Chi è allora il lettore se non un araldo della Parola divina, un servitore che presenta all'assemblea una parte del cibo che il Signore stesso mette sulla mensa della sua cena, un mediatore quindi fra Dio e l'assemblea?
    Il nostro lettore è cosciente di tutto questo, quando lascia il suo posto per recarsi all'ambone?
    Ed è necessario che lo sia?
    E se lo fosse, avrebbe ancora il coraggio di andare a leggere?

    Ma un conto è conoscere la propria debolezza, e perfino la propria indegnità, come confessiamo a ogni messa (presidente compreso) riprendendo le parole del centurione, un altro è acconsentire a servire. Il lettore, accettando di andare a leggere, sperimenta una delle grandi leggi evangeliche e quindi della vita della Chiesa: il servizio è più importante del concetto che si ha di se stessi. Se si accetta un sevizio, una funzione, un ministero della Chiesa, non è perchè ce ne sentiamo degni, ma perchè siamo stati chiamati.
    Per quanto modesto e breve sia, il servizio della Parola non sfugge a questo servizio della chiamata; e questo esige non di considerare la propria indegnità ma di acquistare le capacità necessarie perchè il servizio sia reso con competenza ed efficacia.
    Il presidente l'assemblea ascolta la Parola, proclamata a nome suo e del Signore da un ministro del Signore, il quale non è un semplice sostituto, un elemento decorativo o folcloristico, ma il soggetto responsabile di una missione autentica.
    Il Lettorato costituisce un ministero ufficiale al quale la Chiesa può chiamare una persona in casi particolari. Il fedele che alla domenica è chiamato a proclamare una lettura alla Messa parrocchiale non ha bisogno di essere ufficialmente istituito Lettore, ma questo non vuol dire che non sia chiamato, in tale occasione, a compiere un vero ministero, come ricorda la SC 29:

    "Anche i ministranti, i lettori, i commentatori e i membri della Schola cantorum svolgono un vero ministero liturgico. Essi perciò esercitino il proprio ufficio con quella sincera pietà e con quel buon ordine che conviene a un così grande ministero e che il popolo di Dio esige giustamente da essi.
    Bisogna dunque che tali persone siano educate con cura, ognuna secondo la propria condizione, allo spirito liturgico, e siano formate a svolgere la propria parte secondo le norme stabilite, e con ordine".
    "Quando ti parlerò, ti aprirò la bocca e tu riferirai loro: dice il Signore" (Ez 3,27).


    L'efficacia pastorale della celebrazione aumenta se il testo delle letture, delle orazioni e dei canti corrispondono il meglio possibile alle necessità, alla preparazione spirituale e alle capacità dei partecipanti.
    Dal momento che è offerta un'ampia possibilità di scegliere le diverse parti della Messa, è necessario che prima della celebrazione, il diacono, il lettore, il salmista, il cantore, il commentatore, la Schola, ognuno per la sua parte, sappiano bene quali testi spettano a ciascuno, in modo che nulla si lasci all'improvvisazione. L'armonica disposizione ed esecuzione dei riti contribuisce moltissimo a disporre lo spirito dei fedeli per la partecipazione all'Eucarestia.
    Una Parola vera, accolta, suscita il dialogo: è necessario leggere in modo da destare il desiderio di rispondere a Dio.
    E' evidente quindi la necessità di una preparazione adeguata e responsabile di ogni singolo lettore, che va dal conoscere quello che si dovrà leggere (genere letterario, struttura del testo, parole difficili, pause e respiri necessari), al conoscere il modo in cui dovrà esser letto (ambito degli atteggiamenti e ambito tecnico), fino a percepire lo spirito della liturgia (preparazione spirituale e letteraria).
    E' auspicabile dunque la formazione e l'organizzazione di un gruppo liturgico, dove vengono meglio ripartiti i compiti, dove si possono anche discutere le modifiche o i miglioramenti da apportare alle nostre celebrazioni, e in cui si possano pensare iniziative per aumentarne i membri.
    La lettura in pubblico ha le sue leggi; non si richiede la stessa preparazione di un professionista, ma un minimo sotto al quale non sarebbe serio nei riguardi di Dio e dei cristiani. Nella società della comunicazione e della competenza tecnica sarebbe proprio inopportuno perdere l'occasione di "far parlare" al cuore le letture bibliche.


    Il lettore

    N.B.: pur essendo importante, la tua funzione non ti deve impressionare; comincia facendo del tuo meglio, il resto verrà un poco alla volta.

  • Non recarti all'ambone prima che sia terminata la colletta (preghiera iniziale) ma appena è stato pronunciato l'Amen collettivo.
  • Muoviti senza farti attendere, lasciando i primi banchi dove ti eri preferibilmente seduto prima.
  • Avanza con calma, senza deviazioni e senza precipitazione, impiegando il tempo necessario; ricorda che per l'assemblea questo è il tempo dell'avvento (della Parola).
  • Non cercare di evitare la navata centrale, anzi, sarebbe meglio uscire sempre dal centro dell'assemblea per facilitare e rendere più significativo l'inchino (eseguito sempre prima e dopo la proclamazione).
  • Prima di accedere al presbiterio, fermati un momento e fa l'inchino (col capo e non una genuflessione) con calma e solennità in direzione del presidente (Persona Christi) e comprendendo anche l'Altare; questo spostamento, oltrechè un atto liturgico, un gesto di adorazione, è anche un modo per diminuire l'apprensione, perchè fa circolare il sangue e infonde calma in tutto l'organismo.

  • Qualora non vi fossero Lettori istituiti, chi distribuisce le letture starà attento e interverrà per ovviare ai piccoli inconvenienti che potrebbero sorgere (es.: "Quando tocca a me?", "Da qui non si sente nulla!", "Sta sbagliando lettura!", ecc.).


    Il microfono

  • Raggiunto l'ambone possibilmente da destra, non ti precipitare a leggere, ma assicurati che il libro sia aperto alla pagina giusta.
  • Regola il microfono alla giusta altezza (cioè la tua) e verifica che sia acceso. (La prova microfono si può fare prima della messa picchiettando leggermente il microfono o, meglio, dicendo "prova microfono, sa, sa" - MAI soffiandoci dentro).
  • Ricorda che lo strumento non diminuisce i tuoi difetti, anzi li amplifica.


  • La posizione del corpo

    La buona posizione per leggere è la seguente:
  • il corpo sia ritto, in atteggiamento di solenne umiltà
  • i piedi ben posati a terra (e non in equilibrio instabile su un piede solo)
  • i talloni paralleli e leggermente staccati
  • le punte dei piedi come lancette dell'orologio alle 10,10
  • le mani sul bordo inferiore, destro e sinistro, dell'ambone
  • un buon modo di respirare dà aria alla Parola e facilita un ascolto disteso, orante.
  • Da questa solida posizione dipende anche la vittoria sulla timidezza.


  • La proclamazione della Parola

  • Prima di iniziare la proclamazione, attendi che l'assemblea si sia seduta e ci sia assoluto silenzio.
  • Guarda l'assemblea aspettando l'attenzione di tutti, in particolare quella dei più lontani; prolungherai lo sguardo con pazienza e comprensione fino a quando sarà cessato ogni rumore di sedie, fogli, colpi di tosse, ... (approfittane per respirare e distenderti).
  • Dì da dove è tratta la lettura e fa' una pausa; puoi dirlo anche guardando l'assemblea; non dire assolutamente: "Prima lettura" - "Salmo responsoriale" - "Seconda lettura".
  • Da questo momento fino al termine della proclamazione, mantieni il capo e lo sguardo sempre chino sul lezionario, in atteggiamento di servizio.
  • Proclama con calma, con voce sicura e ferma, rispettando tutte le pause (e la loro durata: virgole, punti, capoversi); i tuoi occhi sono solitamente più veloci delle orecchie degli uditori; tu devi parlare alle orecchie del loro cuore; fa sentire l'unità del testo, comunicane la poesia.
  • Scandisci bene le parole, soprattutto quelle difficili da capire, curandoti di pronunciare anche la vocale finale di ogni parola, senza trascinarla.
  • Attenzione alla cantilena! La tua voce non deve variare molto d'altezza, dev'essere quasi rettilinea (niente "teatro"), cercando di curarne il colore.
  • Attenzione alle vocali vicine: "Chi odo?" e non "Chiodo?".
  • Fermati sempre davanti al primo termine di una enumerazione: "versato / per voi e per tutti".
  • Fa' sentire l'interrogazione sulla parola giusta: "Chi accuserà gli amici di Dio?" - "Sei tu che lo dici?".
  • Non lasciar cadere la fine di una frase: sostieni la tua voce.
  • In caso d'errore, rimani calmo e disteso, e riprendi la lettura. Può capitare a tutti: l'assemblea lo sa!
  • Per far intuire la fine del brano, rallenta le ultime parole.
  • Terminata la proclamazione, alza il capo e guarda l'assemblea facendo una breve pausa; dì infine com'è scritto: "Parola di Dio" e non "E' parola di Dio", cambiando di tono e dando rilievo all'espressione per stimolare la risposta dei fedeli.
  • Allontanandoti, non fuggire via come alla fine di un compito sgradevole o fastidioso ma, mantenendo la stessa calma e la concentrazione iniziali, ritorna al tuo posto ricordantodi di fare l'inchino.

  • Il gruppo liturgico

    Come avrai potuto notare, interiorizzare tutte le indicazioni sopra-riportate non è affatto semplice o immediato, nemmeno con un prontuario come questo; solo una pratica assidua ti permetterà di acquisire maggior dimestichezza e migliorare il tuo servizio. Se sei interessato a dare la dovuta dignità al culto, il passo successivo è quello di contattare il Gruppo Liturgico parrocchiale e frequentarne gli incontri di formazione, nei quali, insieme a tutti gli altri operatori della liturgia, si pratica la Lectio Divina meditando le Letture domenicali, si fanno esercizi pratici approfondendo insieme gli aspetti di ciascun compito particolare: cioè si cura la regia del rito partendo dalla contemplazione.

    A lode e gloria del Signore Nostro Gesù Cristo, risorto.

    Giuseppe

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