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Briciole di Liturgia  -  Monografie  -  Spiritualità

Briciole di Liturgia
a cura di Giuseppe Guastella

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Mosca nel Calice

Insetto nel Sangue

Messa in corte rurale

    Il De Defectibus sugli "incidenti" nella Celebrazione Eucaristica

    In questa briciola volevo narrarvi di quella domenica in cui mi è capitato di celebrare la Messa in una corte rurale, nella veste di chierichetto, assieme a una colonia di ragazzini e la gente della contrada di montagna, accompagnati dalla melodia più naturale e dolce che ci potesse essere: i muggiti dei bovini, il garriti delle rondini, gli abbai dei cani, il chiocciare dal pollaio, tutto questo unito ai nostri canti e invocazioni, in un soave intreccio delle voci del creato.
    Era un'estate afosa di molti anni fa e le rondini, con il loro elegante andirivieni dai finestroni della stalla, si esibivano in voli acrobatici nel cielo e radenti sulle teste di noi riuniti in assemblea sull'aia della corte.
    L'aria costantemente umida a causa della zona ricca d'acqua costituiva l'habitat ideale per una ricca riserva di mosche, moscerini e insetti vari.
    A dire il vero, le mosche facevano notare la loro presenza posandosi sui nostri volti e braccia, scatenando un continuo sventolare di mani, fazzoletti, ventagli e foglietti ma soprattutto si posavano sul volto del sacerdote officiante, il quale leggendo impassibile il messale nemmeno accennava a scacciarle, facendoci soffrire ancor più. L'esperto prelato, imperturbabile nel proseguire il rito, come d'uso copriva Calice e Patena con l'apposito quadrato di lino, in gergo detto "palla", ma questo evidentemente non bastò a scongiurare ciò che è tanto ovvio quanto naturale: una mosca, attratta irresistibilmente dal vino dolce del Calice appena consacrato, vi ci si tuffò stuzzicando la nostra ilarità, contenuta a stento, e soprattutto la nostra curiosità circa l'evoluzione della faccenda: cosa avrebbe fatto il nostro parroco? L'avrebbe pescata con due dita e gettata via schifato? Oppure, forse non avendola notata, appena bevuto il sacro Sangue lo avrebbe spruzzato, disgustato, sugli astanti? O se addirittura gli fosse andata di traverso?
    Noi piccoli e ingenui ministranti ci aspettavamo una scena memorabile: c'era da morir dal ridere! Non potevamo sapere che secoli di prassi liturgica avevano ormai codificato una simile eventualità, per nulla anomala in passato.
    Infatti, troviamo la corretta istruzione al punto 5 del decimo capitolo del De Defectibus nel Messale Romano, che testualmente riportiamo:

    "Se una mosca o un ragno o qualche altra cosa cadesse nel Calice prima della consacrazione, si versi il vino in un luogo decente e se ne ponga dell'altro nel Calice, si mescoli un poco d'acqua, si offra come sopra e si prosegua la Messa; se dopo la consacrazione cadesse una mosca o qualcosa in questo modo, e venisse la nausea al Sacerdote, la estragga e la lavi con del vino, finita la Messa la bruci, e ciò che resta della combustione e del lavaggio sia gettato nel sacrario. Ma se non gli venisse la nausea né temesse pericolo, la beva col Sangue."

    E il nostro parroco, quella volta cosa fece?
    Stoicamente, la bevve assieme al vino, lasciandoci tutti ammutoliti. Era proprio il caso di dire: zitto e mosca!

    Giuseppe






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